Misteri
Khadi
un pomeriggio di alcuni giorni fa, mi ha raccontato una storia. Suo zio, stava
ritornando a Dakar da Thies in macchina dove si era recato per lavoro, insieme
ad un suo amico autista. Era notte e intravedono una donna con una bambino
appollaiato alla maniera africana sulla schiena che cammina sullo sterrato
accanto alla strada.
Lo
zio di Khadi chiede l’autista di fermarsi e chiede alla donna se ha bisogno di
un passaggio a Dakar. La donna risponde con un cenno del capo, apre la portiera
ed entra nella vettura che riparte. Lo zio di Khadi e l’autista cercano di
intavolare un diaologo con la donna, le chiedono dove e' diretta, come si chiama,
il nome del bambino e soprattutto che ci faceva di notte da sola sulla strada.
La donna non risponde e guarda impietrita davanti a se.
Lo zio di khadi non sa bene cosa fare. Ad un certo punto decide di sospendere l’interrogatorio e lasciare tranquilla la donna.
“Avra' litigato con suo marito e sara' scappata di casa, sara' sotto choc, magari
appena arriviamo a Dakar ritornera' in se e ci spieghera' cosa le a' successo.”
Pensa fra se e se.
La
donna è bellissima ma totalmente apatica. Il bambino e' estremamente
silenzioso.
Ad
un certo punto l’autista ha un’illuminazione. E se fosse un dijnne?
Nella
religione islamica i djinne sono un incrocio fra fantasmi, spiriti e angeli.
Creature soprannaturali che possono svolgere una funzione di protezione (tipo
angelo custode) o essere estremamente cattivi e spietati (tipo diavolo a caccia
di anime).
L’autista inizia a sudare freddo ma continua a guidare con misurata indifferenza, impaurito dall’eventualita' che la dijnne si renda conto di essere stata scoperta, trasformando la sua apatia in un minaccioso pericolo per la loro anima.
Arrivati
in prossimità di Dakar lo zio di Khadi riprova a parlare con la donna ma senza
ottenere nulla di diverso che l’abituale sguardo apatico.
L’autista
appena scorge una stazione di servizio decide di fermarsi e scende dall’auto. Lo
zio di Khadi scende a sua volta abbastanza irritato perche' prima di partire
avevano fatto gia' benzina ma dopo che l’autista lo mette a parte della sua
intuizione reagisce prima con incredulita' e poi si fa catturare dalla
paura.
Che fare?
A
detta di Khadi suo zio e' un uomo estremamente pratico. Scartate alcune
soluzioni, tipo costringere la donna a scendere dall’auto o portarla a casa da
un mourobout che conosce l’autista, lo zio di Khadi decide di rivolgersi alla
polizia.
Risalgono in macchina e piu' impacciati e spaventati che mai si dirigono verso il commissariato di Parcelles. Appena arrivano lo zio di Khadi si precipita dentro e inizia a raccontare tutta la strana storia ad un paio di poliziotti di turno. All’inizio i due poliziotti lo prendono in giro ma quando vedono che lo zio di Khadi insiste decidono di andare a controllare. Intanto l’autista e' sceso dalla macchina e appena vede arrivare i due poliziotti si defila. La donna continua a restare apatica e non risponde alle domande dei poliziotti che a poco a poco si convincono che i sospetti dello zio di Khadi non sono poi cosi' infondati.
Fanno
quindi per andarsene ma lo zio di Khadi si arrabbia e li intima di intervenire
in qualsiasi modo e di occuparsi della donna. “Se e' solo una donna sotto choc e'
compito vostro scoprire cosa le e' successo. Se invece e' un dijnne e' comunque
compito vostro occuparvene. Siete o non siete gli addetti alla sicurezza
pubblica?” I poliziotti tergiversano, ma poi invitano la donna a scendere
dall’auto e a seguirli dentro la caserma. La donna non dice nulla, esce dalla
vettura e li segue docilmente. Lo zio di khadi recupera l’autista poco lontano e
tornano a casa. La mattina dopo si reca al commissariato dove gli raccontano che
la donna dopo non aver risposto a nessuna delle domande a cui e' stata piu' volte
sottoposta, e' stata rinchiusa in una cella per trascorrere la notte. La mattina
sono andati a vedere come stava e quando hanno aperto la porta di ferro, la
cella era vuota.
Tutto
inizia verso le sei di mattina di sabato. Cinque cammionette dell’esercito
arrivano sulla strada dell’Ecole Dior parcheggiando in cinque angoli strategici
in prossimita' del mercato. Con un gran fragore scendono dalle cammionette
militari in tenuta antisommossa con caschi e mitra. Uno imbraccia persino un
bazooka. Dalle boutique del mercato, gia' aperte nonostante l’ora, si iniziano a
levare urla disperate. Lo sgombero che era stato annunciato piu' volte e piu'
volte rimandato verra' eseguito stamattina, ultimo atto di un’intricata vicenda
di scartoffie e di speculazione finanziaria che ha come protagonisti il sindaco
di Parcelles, il responsabile dell’HLM, la societa' edile che ha realizzato la
costruzione di tutto il quartiere, e i rivenditori del mercato
Dior.
Praticamente
una vasta area del mercato Dior era stato venduto o affittato da proprietari che
non avevano pagato tutta la quota di acquisto delle boutique all’Hlm. Il sindaco
di Parcelles ha in seguito acquistato per pochi soldi il terreno all’Hlm e ha
emesso un’ordinanza comunale dove, adducendo a problemi di sicurezza e di
mancanza di igiene, ha promulgato la costruzione di nuove boutique e
l’abbattimento delle vecchie. Ai rivenditori e' stata data la splendida
possibilita' di acquistare un posto nelle nuove boutique (al costo di 3.000.000
di franchi cfa) o di andarsene senza far storie. La maggioranza, che era gia'
stata fregata in precedenza, ha deciso di restare ad oltranza, almeno fino a
stamattina.
Verso
le nove di mattina arriva un bulldozer. Ormai tutto il mercato e' un andirivieni
di gente che trasporta a mano o con carretti tutto il contenuto delle boutique.
I bambini e diverse donne piangono disperate davanti ai militari che ridono
divertiti.
Alcuni
giovani tentano una protesta piu' accesa, ma con poche spintonate i militari
anestetizzano qualunque desiderio di rivolta.
Ad
un certo punto il bulldozer innesca la marcia e inizia a demolire le prime
boutique con un frastuono assordante, sollevando un’incredibile nuvola di
polvere e schegge di qualunque materiale, dal legno a barattoli di
plastica.
Sulla strada c’e' tutto il quartiere che guarda con le lacrime agli occhi e la rabbia palpabile, a fior di pelle.
In
mezzora quello che era uno degli angoli piu' caratteristici della zona, il
mercato Dior, e' ridotto ad una spianata di detriti e calcinacci.
Poco
lontano, una costruzione vuota e bianca immacolata sembra guardare divertita la
scena. E’ un primo lotto delle nuove boutique fatte costruire dal sindaco.
Nei
giorni successivi osservo con piacere che tutte le stradine limitrofe al quello
che resta del mercato sono state invase da una quantita' impressionante di
bancarelle improvvisate, spesso fatte di stracce dove i rivenditori sfrattati
continuano ad esporre le loro chincaglierie con una splendida irriverenza.
Dal Senegal Maurizio racconta
I binari di Thiaroye
Dopo
alcuni giorni dal nostro arrivo a Dakar, insieme a gabriella, elisabetta e amadi
sono andato ad una riunione della struttura di Aminata prevista a casa di
Koumba, a Thiaroye.
Il
quartiere l’ho gia’ descritto altre volte. Un ammasso impressionante di case,
baracche, bancarelle, spazzatura, rottami di auto o camion abbandonati, stradine
pervase da un traffico spaventoso, fra cui sguscia un’umanita’ indaffarata e
coloratissima.
La
struttura di Aminata (lei compresa) e’ costituita da portatori di handicap
motori. La riunione, prevista per le tre, iniziera’ se tutto va bene, verso le
quattro e mezza, per ovvi problemi di deambulazione.
Mentre
aspettiamo ne approfitto per dare un’occhiata al quartiere.
Vicino a
casa di Koumba i binari della leggendaria ferrovia Dakar-Bamako, tracciano
quattro solchi impolverati come trincee che invece di separare prolungano
all’orizzonte la miseria e la poverta’ del quartiere senza soluzione di
continuita’. Baracche con cianfrusaglie in vendita imprimono dettagli assurdi
allo sguardo, mentre vecchi e giovani seduti o sdraiati su stuoie scucite
osservano le donne e i pochi uomini andare avanti e indietro impegnati in
misteriosi affanni. Tutto e’ fermo e tutto si muove…. male, ma …. sorridendo.
Caccia al ladro
Sàcci…
sàcci… A questo grido in tutti i quartieri di dakar parte la caccia al ladro.
Sàcci (ladro in wolof) e’ il segnale che indica a tutta la gente che un ladro
nei paraggi sta scappando.
In
senegal rubare è uno dei reati piu’ gravi. Due anni fa un ladro in un mercato a
guedaye è stato catturato dalla folla inferocita e fatto a pezzi a colpi di
machete. La notizia aveva destato scalpore, ma la maggioranza dei senegalesi, in
genere provvisti di una formidabile tolleranza, interpellati sulla vicenda si
era schierata dalla parte della folla inferocita.
Sono le
ventitre e sto parlando con Diallo, il mio amico boutique’ sulle peripezie che
ha affrontato per cambiare 100 dollari usa in franchi senegalesi, quando vediamo
sfrecciare via un ragazzino terrorizzato. Due secondi dopo tutta HLM Gran Medina
risuona del grido Sàcci Sàcci e una cinquantina di ragazzotti si gettano alla
caccia del ladro, mentre sulle porte delle case si formano crocchi di persone
che cercano di capire chi e’ stato derubato e di cosa. Dopo pochi minuti
appuriamo che un signore poco lontano e’ stato scippato di un cellulare. Le vie
risuonano ancora del grido Sàcci per i successivi 15 minuti poi il silenzio
ritorna. Il giorno dopo Diallo mi racconta che il ladro e’ stato portato di
forza dalla polizia, che lo ha riempito di botte nonostante i ragazzotti
l’avessero gia’ ridotto ad una maschera di sangue.
Sciopero
All’universita’
di Dakar, come ogni anno, verso dicembre inizia la stagione degli scioperi. I
motivi sono soprattutto il ritardo del pagamento delle borse di studio,
l’esiguita’ delle stesse borse di studio, le condizioni di intollerabile
sovraffollamento dei campus universitari, dove in una stanza di due metri per
tre dormano minimo cinque studenti.
Negli
ultimi cinque anni, durante questi scioperi, tre studenti sono morti fra un
numero imprecisato di feriti piu’ o meno gravi, grazie all’intervento altamente
repressivo della polizia. Tre inchieste diverse non hanno indicato nessun
responsabile.
Quello
di lunedi’ scorso ha riproposto, senza gravi conseguenze, le dinamiche che avevo
gia’ avuto modo di osservare altre volte. Una cinquantina di studenti invade la
rue de wakam, la strada di fronte all’universita’, bloccando il traffico e
lasciano alcuni pneumatici a cui appiccano fuoco. Tre cammionette della polizia
arrivano con calma. Scendono poliziotti giganteschi in tenuta antisommossa,
accolti da una piccola gragnuola di sassi lanciati da alcuni studenti.
Svogliatamente cinque poliziotti caricano i fucili e sparano un po’ piu’ in alto
di altezza d’uomo una salva di proiettili di gomma. Gli studenti scappano via.
Trascorrono quindici minuti e il traffico ritorna normale. Per terra raccolgo un
proiettile e mi dirigo verso il ristorante universitario dove incontro tutti gli
studenti di prima intenti a dare l’assalto alle cucine per mangiare
gratuitamente, senza molto successo, dato che il personale si e’ barriccato
dentro. Ne approfitto per chiedere ad alcuni studenti come pensano di continuare
lo sciopero. I pareri sono discordanti.
Mi
sembra che non ci sia una prospettiva chiara e comune solo rabbia, tanta rabbia.
Giù fino al mare
Stamani,
mezzo assonnato, esco di casa con l’idea di prendere un car rapid per andare
verso l’universita’. Il cielo oggi e’ strano, percorso da una miriade di nuvole
che si inseguono come in un ipotetico autoscontro. Il caldo dei giorni scorsi ha
lasciato il posto ad un vento fresco che soffia dall’oceano. Arrivo sulla strada
asfaltata e aspetto sul ciglio insabbiato.
La
strada è in discesa. Alla mia sinistra, in basso, si trova la spiaggia di
parcelles, lunga striscia di sabbia, meta di tutti i ragazzi del quartiere
impegnati in interminabili partite di football venticinque contro venticinque,
porte due magliette per squadra, campo imprecisato, mentre alla mia destra, in
alto, la strada prosegue verso una piccola collina dove si incrocia con tre
strade, una piccola sorgente di spaventosi ingorghi verso dalle 19.00 alle
21.00.
Ad un
certo punto vedo due omoni giganteschi, quasi incastrati dentro due esili sedie
a rotelle, che sfrecciano ad una velocita’ assurda. Sembra una gara a chi arriva
prima al mare.
Poco
piu’ in la’ un ragazzo che vende banane e chincaglierie assortite osserva la
scena e sorride.
Mi
avvicino e con un francese arzigogolato commentiamo la strana corsa.





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